Dibattiti

L’uomo macchina

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NELL’AMBITO DEI «DIALOGHI DEL FARNESE»


Antonio Bicchi, robotico, Marco Donnarumma, artista, Cristina Lindenmeyer, psicoanalista, Gaëlle Obiégly, scrittrice.


Nel settore della sanità così come nella vita quotidiana, l’ibridazione uomo-macchina sta accelerando. Protesi, impianti, sensori: l’uomo «fa corpo» sempre di più con la tecnologia e ripara, aumenta, trasforma le sue capacità fisiche e mentali. Il beneficio di queste innovazioni è indiscutibile, eppure non riduce il senso originale d’impotenza e l’illusione di poter in futuro andare oltre i limiti.

Su questa base, la cultura del transumanesimo spinge oggi all’estremo l’ideale neo-prometeico su cui si fondano le nostre società, e alimenta le narrazioni - più spesso distopiche che euforiche - della fantascienza. L’era dell’«uomo aumentato» è cominciata: come comportarsi?


Organizzato da: Institut français Italia


  • Antonio Bicchi è professore di robotica presso l’Università di Pisa e Senior Scientist presso l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Laureato presso l’Università di Bologna, è stato borsista postdoc al MIT Laboratorio di intelligenza artificiale. Ha condotto il gruppo di robotica presso il centro di ricerca E. Piaggio dell’Università di Pisa, di cui è stato direttore dal 2004 al 2012. Lo European Research Council (ERC) gli ha accordato quattro dei suoi prestigiosi riconoscimenti, un Advanced, due Proof of Concept e un Synergy Grant. Dal 1 luglio 2019 è il presidente del neo Istituto di Robotica e Macchine Intelligenti di Milano (I-RIM).
  • Marco Donnarumma è un artista, regista e compositore che intreccia la performance contemporanea, la media art e la computer music per indagare il corpo umano, oggetto di studio delle sue performance, sondato attraverso suono, tecnologie e movimento. Vincitore di numerosi premi, nel suo ultimo spettacolo, Humane Methods, con Margherita Pevere esplora il dialogo fra entità umane, robotiche e sintetiche. Popolando un giardino in cui una natura squarciata sta riprendendo il sopravvento, creature quasi umane e semi-computazionali si confrontano. È una società sgretolata animata da corpi evitti, desideri più che umani, e un sistema algoritmico disfunzionale che pervade corpi, protesi, suono, luci, nutrendosi di dati collezionati da biosensori sui corpi dei performer.
  • Cristina Lindenmeyer è psicoanalista e professoressa associata di psicoanalisi all’Università di Paris 7 Diderot, Sorbonne Paris Cité, dove dirige il Centro di ricerca Psicoanalisi, Medicina e società (CRPMS). Nel 2016-2017 è stata membro del centro di ricerca Santé connectée et humain augmenté dell’Institut des Sciences de la Communication CNRS/Sorbonne Université, dove ha partecipato a un lavoro di riflessione sull’umanità riparata e aumentata. Nel 2017 ha pubblicato L’Humain et ses prothèses - savoirs et pratiques du corps transformé, CNRS. È responsabile scientifica del Progetto Pici (Partenariat institution-citoyens pour la recherche et l’innovation) «Agénésie : des corps incomplets ?».
  • Gaëlle Obiégly è una scrittrice. Ha scritto undici romanzi tra cui gli ultimi Le Musée des valeurs sentimentales (2011), Mon prochain (2013), N’être personne (2017). Nel 2019, con Une Chose sérieuse pubblicato da Verticales, ci immerge nello spirito caotico di un uomo, Daniel, che è stato accolto in una comunità survivalista finanziata dalla signora Chambray, una ricca mecenate. Diventato lo scriba e la cavia di questa donna manipolatrice che gli ha fatto impiantare un chip nel cervello, usa il raro tempo libero della sua libertà vigilata per sfogarsi in un quaderno clandestino, quello che fornisce il materiale grezzo e poetico per questo libro.