Musique

Il chansonnier

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La parola «chansonnier» evoca subito un’immagine precisa: un cabaret fumoso, un pianoforte verticale, una voce che racconta più che cantare. Ma la figura dello chansonnier è molto più di un’icona da cartolina: è stata per decenni una delle forme più libere e pungenti di espressione popolare in Francia.

Nato nei caffè-concerto e nei cabaret di Montmartre tra Otto e Novecento, lo chansonnier era spesso anche un satirico: prendeva di mira i politici, i costumi sociali, l’attualità, con un’ironia che il pubblico apprezzava proprio perché diceva ad alta voce ciò che tutti pensavano sottovoce. Locali come Le Chat Noir sono diventati leggendari proprio per questo mix di musica, poesia e critica sociale, in un’epoca in cui la satira sui giornali era spesso censurata.

Con il tempo la figura dello chansonnier si è evoluta, mescolandosi con quella del cantautore moderno. Georges Brassens ne è probabilmente l’erede più celebre: chitarra, testi taglienti, un rapporto quasi conflittuale con l’autorità, e una capacità unica di rendere poetica anche la protesta più diretta. La tradizione è arrivata fino ai giorni nostri attraverso artisti che continuano a usare la canzone come strumento di commento sociale, anche se il termine «chansonnier» in senso stretto si usa ormai raramente.

Capire questa figura aiuta a capire un tratto profondo della cultura francese: l’idea che la canzone possa essere anche un atto politico, uno spazio di libertà dove dire, cantando, quello che altrove non si può dire.

3 chansonnier da ascoltare per iniziare:

Georges Brassens — inizia da «Les copains d’abord»: chitarra semplice, testo che riassume perfettamente lo spirito conviviale e anticonformista dello chansonnier.

Léo Ferré — «Avec le temps»: meno satirico, più malinconico, mostra il lato poetico ed esistenziale della tradizione, quando lo chansonnier si avvicina al poeta.

Aristide Bruant (il chansonnier per eccellenza di fine Ottocento, quello reso celebre anche dai manifesti di Toulouse-Lautrec) — «À la Bastille» o «Nini Peau d’Chien»: per sentire la voce più autentica e popolare, quella nata proprio nei cabaret di Montmartre.