
Parlare di mafia
Tavola rotonda a cura di Barbe à Papa Teatro
Lunedì 30 marzo ore 18:30
Institut français Palermo
(Cantieri Culturali alla Zisa - via Paolo Gili, 4)
info@barbeapapateatro.com
Interverranno
Martina Brighenti (dottoranda in «Migrazioni, differenze e giustizia sociale»)
Valentina Chinnici (Assemblea Regionale Siciliana)
Carmelo Pollichino (Libera contro le mafie)
Francesca Impastato (Casa Memoria Impastato)
Nel 1972 esce il film Il padrino, un capolavoro che segnerà, suo malgrado, l’immaginario mondiale della Sicilia e dei siciliani come una terra e un popolo indissolubilmente legati alla criminalità. Nel 2000 l’uscita del film I cento Passi rileva la storia di Peppino Impastato e del suo attivismo antimafia a caso nazionale. Entrambi i film dimostrano come l’arte possa modificare il reale, e come l’immaginario collettivo sia pregno di simboli, parole e suoni ereditati dall’arte, elementi che creano una stratificazione di significati e talvolta di stereotipi difficili da scardinare.
Come si fa, quindi, a parlare di mafia? Quando, nella carriera di un artista, nasce l’esigenza di trattare un tema così complesso appartenente ai luoghi delle proprie origini? Come l’arte modifica la realtà? E come si fa a coltivare l’immaginario collettivo?
Questi e altri temi emersi durante la preparazione del nuovo spettacolo di Barbe à Papa Teatro, Felicissima, saranno oggetto di dibattito in occasione della tavola rotonda che si terrà il 30 marzo alle ore 18:30 presso l’Institut français Palermo.
Felicissima - sinossi
Felicissima è uno spettacolo che ripercorre la vita di Felicia Impastato, attivista siciliana e madre di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978. In scena un’attrice sta preparando dei provini cinematografici. E mentre lo fa ci racconta come il cinema ha affrontato il tema della mafia, da Il Padrino a I cento passi, e di come questa narrazione ha modificato la realtà, nel male o nel bene. Ma anche di come la donna si posiziona in questa narrazione.
Ma come si fa a parlare di mafia? E qual è il ruolo delle donne in questo racconto? Lo spettacolo è un gioco metateatrale che attraversa la storia siciliana dagli anni 40 ad oggi, con un focus particolare su quelle forme di femminismo - a volte inconsapevoli - che cominciavano a nascere nei piccoli paesi malgrado l’oppressione patriarcale radicata, mentre nelle città iniziava la liberazione dei corpi; su cosa significa essere parte di un sistema in cui la violenza è normalità, e l’omertà non è una scelta ma una condizione assodata. Cosa succede quando si prova a cambiare questa condizione? Succede che impegno civile e arte rendono eterna una storia che si voleva far concludere sui binari di una ferrovia. Felicissima è un continuo confronto tra ieri e oggi, con un pensiero rivolto al domani.


