Cycle Virginie Efira

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Dalla tv al cinema d’essai: il talento libero di Virginie Efira

Nata nel 1977 in Belgio, Virginie Efira ha condotto trasmissioni televisive nel suo paese prima di essere notata da diversi canali francesi, dove diventa una conduttrice di spicco.
Dal 2004 ottiene i primi ruoli in televisione e al cinema: commedie popolari e romantiche in cui il suo talento naturale per la comicità conquista il pubblico e comincia a incuriosire la critica. La svolta arriva nel 2016 con Victoria, presentato al Festival di Cannes, in cui l’attrice dà prova di una grande verve, al punto che il film verrà paragonato alle commedie di Howard Hawks. Incoraggiata dal successo, Virginie Efira si addentra in storie più drammatiche e interpreta personaggi più ambigui. Negli ultimi anni, viene scelta da numerosi registi, tra cui Gilles Lellouche (Le grand bain), Catherine Corsini (Un amour impossible), Joachim Lafosse e Paul Verhoeven (Elle, Benedetta), Justine Triet (Sibyl), ricevendo ogni volta commenti lusinghieri sulla finezza e accuratezza della sua recitazione. Viene nominata tre volte ai César; nel 2016 vince il premio Magritte in qualità di migliore attrice protagonista.
Per il ciclo dedicatole al CinéMagenta63, abbiamo scelto tre film che testimoniano come Virginie Efira sia riuscita a diventare l’indispensabile portatrice di emozioni del cinema francese e francofono : 20 ans d’écart, un divertimento intelligente che rielabora lo stereotipo dell’amore tra due generazioni, Le grand bain, commedia corale che riunisce il fior fiore degli attori francesi, e Un amour impossible, tratto dal romanzo autobiografico di Christine Angot, storia drammatica di una passione tra un uomo della borghesia e una sua impiegata negli anni ‹50.

Dicono di lei

C’est comme si la femme qu’elle représentait, cette fille bientôt quadragénaire, toujours sexy à se damner, capable de folie et de finesse, drôle comme personne, n’avait jamais trouvé avant elle de représentation dans le cinéma français. Tout le monde commence à s’en apercevoir, et c’est sa silhouette qui, doucement, est devenue indispensable. «Grazia», maggio 2016