Sorour Darabi al LIVE ARTS WEEK VIII/XING

Bologna, 4 - 13 aprile

XING PRESENTA LIVE ARTS WEEK VIII

Xing presenta all’interno di Live Arts Week VIII (Bologna 4>13 aprile 2019)

venerdì 12 aprile - h 20.00
Aula Magna Accademia di Belle Arti di Bologna
Sorour Darabi
Farci.e

(prima italiana)
capienza limitata

info e prevendita: info@xing.it
www.liveartsweek.it
 

Il corpo elastico di questa nuova Settimana della Performance, si espande in una costellazione di avvenimenti che avranno luogo in diversi spazi della città, noti e sconosciuti, grandi e piccoli, pubblici e privati. Il programma unisce volumi di varia densità e carattere, giocando su diversi gradi e condizioni di esperienza. Arrivato al suo ottavo anno di vita, Gianni Peng VIII, nella sua evoluzione, continua a distinguersi in Italia come rara occasione dedicata alle live arts, presentando un insieme eterogeneo di performance che ruotano intorno alla presenza e all’esperienza percettiva di corpi, movimenti, suoni e visioni.
Anche in questa edizione Peng trafora Bologna con un nuovo programma di opere dal vivo (performance, situazioni, ambienti e concerti, con date uniche, produzioni e anteprime) presentate da personalità di spicco della ricerca contemporanea internazionale.

Con: Marcelo Evelin (BR), Simon Vincenzi (UK), Michele Rizzo (I/NL), Billy Bultheel (B/D), Stine Janvin (N/D), Catherine Christer Hennix (S/USA/D), Ellen Arkbro/Markus Pal (S/D), Doro Bengala (I), Barokthegreat (I), Sorour Darabi (Iran/F), Gelateria Sogni di Ghiaccio & friends (I) and more.


Ideazione, coreografia e performance Sorour Darabi
light design Yannick Fouassier
tecnico luci Jean-Marc Ségalen 
occhio esterno Mathieu Bouvier
amministrazione Charlotte Giteau
distribuzione Sandrine Barrasso
produzione Météores
coproduzione Festival Montpellier Danse, ICI-CCN de Montpellier Occitanie Midi-Pyrénées
col sostegno di CND Pantin per la residenza, Honolulu-Nantes, Théâtre de Vanves
si ringrazia Loïc Touze, Raïssa Kim, Florence Diry, Pauline Brun, Jule Flierl, Clair.E Olivelli, Zar Amir Ebrahimi
presentazione col sostegno di Institut Français d’Italie

Programma on-line da fine febbraio: www.liveartsweek.it

Xing info
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 FOCUS ARTISTA

 
 

In Farci.e Sorour Darabi affronta il rapporto tra linguaggio e sistemi normativi. Proviamo ad immaginarci di provenire da un mondo neutro e di trovarci improvvisamente in un altro in cui a tutto è assegnato un genere. Sorour Darabi è di origine iraniana e nella sua lingua madre - il Farsi - non esiste la distinzione di forma tra maschile e femminile. Da quando vive in Francia non ha mai smesso di cercare dei modi per adattarsi a questo mondo in cui tutto, letteralmente, è maschile o femminile. In Farsi, alla parola «genere» corrisponde il termine «جنسیت jenssiat», che significa materia. Applicato a un oggetto, jenssiat specifica di che cosa è fatto: la materia/genere del tavolo è il legno. Applicato a esseri viventi - umani o animali - ne specifica il sesso. A partire da questa impossibile traduzione tra lingue e concezioni del mondo, Darabi dà corpo a una serie di interrogativi in cui l’intrico tra attributo e sostanza, essenza e identità danno vita ad un mix inestricabile di pelle, carne, ossa, muscoli, sangue, cellule, linguaggio, suono, sessualità e umori, facendo vacillare ogni discorso.

Sorour Darabi è un artista iraniana/o autodidatta che vive e lavora a Parigi. In Iran, prima di trasferirsi in Francia, ha fatto parte del CCD, organizzazione indipendente che all’interno del festival Untimely a Teheran ha ospitato il suo lavoro. Ha studiato poi al CCN di Montpellier, dove ha creato il suo primo solo Subject to Change, una performance incentrata sui difficili rapporti tra trasformazione e convivenza. Con il solo Farci.e, che debutta al Festival Montpellier Danse 2016, ottiene numerosi riconoscimenti dalla critica internazionale. La sua ultima produzione è Savušun (2018), un’ode sull’affetto e la vulnerabilità, ispirata alle cerimonie funebri del Muharram (importante festività islamica che nel mondo sciita commemora la battaglia di Kerbala), dove Darabi solleva domande sul dolore, la paura e la sofferenza. Ha inoltre collaborato come performer con Jule Flierl e Pauline Brun.

 
Che cos’è un discorso sull’identità e il genere quando è formulato in una lingua che da un genere alle parole in se stesse?
Che cos’è un discorso sull’identità e il genere  quando è formulato in una lingua che da una genere alle parole in se stesse?
Nella mia madrelingua, il «farsi», che è la lingua in cui ho iniziato a pensare alle cose, non c’è di sesso. 
Né gli ogetti, né le idee hanno un sesso.
Nella mia madrelingua, la parole «sesso» si dice « جنسیت jenssiat », che significa «materia».
Quando si applica agli ogetti, designa la loro materialità.
Quando si applica agli uomini o animali, designa il loro sesso.
Quindi, nella mia lingua il genere del tavolo è il legno.
E il mio genere, è la pelle, la carne, gli ossi, i muscoli, il sangue, i vasi, le cellule, i capelli…
Allora, che cos’è la materia della parole «genere»? Qual’è il sesso del genere?
Come pensare il genre in una lingua che da un sesso alle idee?
In francese, una parole che non si poteva nomera, si dice «cosa».
Allora, un corpo che non si riusce a «generere», è una cosa? 
Una cosa purtroppo, è feminile. Allora, tutte le cose sono feminili?
Ma la parole «feminile» è maschile. 
 
SOROUR DARABI
 

Un evento realizato da XING con il sostegno dell’Instuito francese Italia.