Resoconto tavola rotonda Sahara

Resoconto tavola rotonda Sahara

“Un Sahara in crisi? Clima, risorse, migrazioni, guerre”. Con questo titolo si è svolta il 22 marzo 2018 una tavola rotonda organizzata dall’EFR e dall’IFI, a conclusione di una scuola tematica sul Sahara preparata dall’Ecole Française di Roma, dal Centre Jacques Berque, da Casa Velàzquez, e altri importanti enti di ricerca sul Mediterraneo.


Incentrata sul ruolo del Sahara nella storia dell’Africa e del Mediterraneo sulla lunga durata e oggi, la tavola rotonda aveva due scopi principali: da un lato chiarire le dinamiche che ricompongono oggi lo spazio sahariano, dall’altro decostruire alcuni discorsi mediatici sul suo conto.

Fino al Duemila il Sahara è potuto apparire come una zona di silenzio, a dispetto della sua storia, della sua cultura, di una rete densa di strade, città e incroci che fanno di questo spazio un luogo di scambio, di trasformazioni, di itinerari che cambiano : un luogo collegato alle grandi sfide del mondo contemporaneo.

Dal Duemila in poi, il Sahara suscita invece un brusio mediatico spesso molto distante da una realtà che gli studiosi fanno sempre più fatica a studiare sul campo, a causa dell’accesso problematico a questa zona. Difficoltà di accedere alle fonti, alle testimonanze, a un’esperienza concreta dei luoghi in tutta la loro complessità ; difficoltà che sfida il dialogo intessuto con i ricercatori locali, che continuano a lavorare sul posto.

La tavola rotonda, moderata da Charles Grémont (IRD-LPED), l’ha illustrato con chiarezza : solo uno sguardo interdisciplinare (e specificamente antropologico, storico, economico, geografico) può modificare la percezione di
questo territorio così complesso, attraversato da forme diverse di violenza ma al tempo stesso luogo di contatto, di transito, di sviluppo.


Alcuni concetti andranno conservati, soprattutto in questo momento di scambio, che rafforza la collaborazione tra IFR e IFI nella diffusione di saperi scientifici e nell’approfondimento di grandi nodi del contemporaneo :

- La mobilità all’interno dello stesso continente africano, in direzione della riva Nord come della fascia subsahariana, resta molto più consistente dei movimenti verso lo spazio euromediterraneo ;
- i tempi brevi delle migrazioni non mostra correlazione sistematica coi tempi lunghi del cambiamento climatico ; le popolazioni sono sottoposte a gravi rischi naturali legati alla pressione idrica e alla gestione dell’acqua ;
- il Sahara è da ripensare come spazio di circolazione di idee e di correnti religiose : l’islam sahariano, tradizionalmente malikita, asharita e sufi, subisce e soffre la concorrenza dalla corrente conservatrice e mondializzata, « prêt à penser », di tipo wannabita, proveniente dall’Arabia saudita ; la crescita della violenza attuale va inscritta in considerazioni geopolitiche che vanno oltre il Sahara e le regioni limitrofe – il Sahara essendo un luogo dove cicli di violenza hanno già avuto luogo in epoche diverse ; il legame fra migrazione e povertà estrema va riconsiderata, dal momento che i migranti dispongono per forza di un piccolo capitale economico e sociale che gli consente di mettersi in viaggio 
- Va infine considerata la possibilità di associare le popolazioni locali e di integrare le culture tradizionali a una più approfondita conoscenza di questa regione cruciale dell’Africa mediterranea.